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  • Mattia B. Bagnoli

Il via al TurkStream diventa un mini-summit sul Medioriente

E così il battesimo del gasdotto TurkStream è diventato una specie di mini-summit sul Medio Oriente. A Istanbul, infatti, ad azionare simbolicamente la valvola che dà inizio alle forniture di metano russo alla Turchia (e all'Europa), oltre a Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan c'erano anche i leader di Bulgaria e Serbia, attraverso le quali il condotto punterà al cuore dell'Ue. Ma a dare le carte sono stati ovviamente Putin ed Erdogan. Che hanno annunciato un'intesa sia sulla Libia che sul Golfo.


Partiamo dall'Iran. Lo zar e il sultano hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui definiscono come "illecita" e "rischiosa" l'uccisione di Qassam Soleimani da parte degli Usa e in cui concordano che l'unica strada per risolvere le dispute nella regione del golfo persico è quella "pacifica". Ma è sulla Libia che si compiono i passi avanti più decisivi. Putin-Erdogan hanno infatti intimato alle parti belligeranti d'interrompere i combattimenti e dichiarare un 'cessate il fuoco' fra sabato e domenica, a mezzanotte. I due si sono detti contrari a 'scommettere' su una parte a sfavore dell'altra (non sorprende, dato che Mosca privilegia Haftar mentre Ankara si è schierata al fianco di Serraj) e hanno esortato a risolvere la crisi attraverso un processo di ampio "dialogo nazionale" con il coinvolgimento di "Paesi vicini".


Non è tutto. All'incontro fra Putin ed Erdogan, avvenuto dopo il lancio del TurkStream, hanno partecipato anche i rispettivi ministri degli Esteri e della Difesa, che "continueranno i contatti nei prossimi giorni" per avanzare delle "proposte" sul processo di pace in Libia. Per quanto riguarda la Siria, poi, i due leader hanno concordato che tutti gli accordi presi per quanto riguarda l'area di Idlib devono essere "attuati". E a riprova che a Istanbul Russia e Turchia hanno dato vita a un mini-summit c'è anche la cena a 'quattro', dove l'analisi dei problemi dell'area verrà condivisa anche con il primo ministro bulgaro Borisov e il presidente serbo Vucic.


"Saremo soli ed esamineremo tutti i temi, ascolteremo come una potenza mondiale ed una regionale, o se volete due potenze mondiali, osservano i problemi del Medio Oriente", ha dichiarato Vucic. "La questione energetica ci riguarda - ha precisato - perché qualsiasi escalation fa salire i prezzi del petrolio e del gas, cosa che per noi non sarebbe una buona notizia". Con l'ingresso nel TurkStream, Serbia e Bulgaria - 'bacchettata' recentemente da Putin poiché troppo "lenta" nel portare avanti i lavori - d'altronde fanno parte del club.


Il gasdotto è stato definito da Mosca "strategico" e consta di due linee da 15,7 miliardi di metri cubi, una dedicata al mercato turco e una a quello dell'Europa sud-orientale. Il Cremlino insomma si è portato avanti nonostante (come notano gli esperti) il momento di prezzi bassi pur di battere la concorrenza, ovvero l'azero Tanap/Tap e (forse) il futuro Eastmed.

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